Morbo di Parkinson: novità per il trattamento con Stimolazione Magnetica Transcranica ripetitiva (rTMS)

Il Morbo di Parkinson è una malattia degenerativa dei neuroni dopaminergici posti nel  mesencefalo  e nell’ipotalamo.   Questa area è collegata  tramite la via nigro-striatale, ai nuclei dello striato: n.caudato, putamen, al globus pallidus e al subtalamo che regolano il movimento attraverso il sistema extrapiramidale. L’area striatale è situata nel mesencefalo, posta più in alto rispetto alla substanzia nigra,  vicino alla corteccia cerebrale.

I neuroni della Substanzia Nigra nelle persone sane sono 500.000, quando si riducono, fino a rimanere il 20-30% si manifesta il morbo di Parkinson.

Un’altra alterazione molto importante è rappresentata dalla carenza di Fattore Neurotrofico Derivato dal Cervello ( BDNF) nel nucleo acumbens e nel putamen.

La carenza di dopamina e di BDNF sono i fattori principali che determinano i sintomi del Parkinson. I farmaci antiparkinson come la l-dopa sopperiscono alla carenza di dopamina nel sistema nigro-striatale, ma hanno dei difetti come l’on-off e la perdita di efficacia nel tempo. La carenza di BDNF determina una diminuita neuroplasticità e con il tempo atrofia cerebrale.

La stimolazione magnetica transcranica è prima di tutto innocua, salvo alcune controindicazioni come la presenza di crisi epilettiche, di pace-maker cardiaco e protesi acustica fissa.

COME AGISCE?  Uno stimolo magnetico della potenza di 2,5 tesla, posto sullo scalpo entra nel cervello a livello delle prime 5 lamine della corteccia, trasformandosi in corrente elettrica alternata. Lo stimolo elettrico attiva  (depolarizza) i neuroni sia prossimali che distali, viaggiando attraverso gli assoni, i dendriti, gli interneuroni e le sinapsi. Secondo il protocollo del Parkinson, l’intensità di stimolazione è alta: va dai 10 ai 50 hz.

EFFETTI A BREVE TERMINE  sono la liberazione di dopamina, acido glutammico, acetilcolina, serotonina e noradrenalina.

EFFETTI A LUNGO TERMINE sono la sintesi dei fattori neurotrofici, il prolungamento degli assoni neuronali, la loro mielinizzazione, la formazione di nuove ramificazioni dendritiche, cioè nuove reti neuronali. Non si creano nuovi neuroni ma quelli rimasti lavorano meglio e di più. Si può dire che si ottiene un parziale ringiovanimento del cervello, una maggiore scioltezza dei movimenti e non si deve, nel tempo, aumentare la dose di levo-dopa .

Nella mia esperienza, le persone trattate sono così soddisfatte dei risultati ottenuti che per paura di perderli mi chiedono dopo 1 anno di ripetere il trattamento, anche in assenza di peggioramenti.

IL TRATTAMENTO DURA 10 SEDUTE, 5 SEDUTE CONTINUATIVE DAL LUNEDI AL VENERDI PER 2 SETTIMANE.